Il salento

 


Il Salento (Salentu in dialetto salentino), conosciuto anche come penisola salentina, è la parte meridionale della Puglia, situata tra il mar Ionio ed il  Mar Adriatico e delimitato dalla cosiddetta “soglia messapica”, una depressione che corre lungo la linea  Taranto-Ostuni e che lo separa dalle Murge. È denominato il "tacco d'Italia".

Ha una configurazione pianeggiante in cui si distinguono i primi rilievi delle Murge tarantine a nord-ovest, il Tavoliere di Lecce al centro, le ondulazioni delle Serre a sud. Storicamente occupa il territorio dell'antica Terra d’Otranto. Bisogna altresì precisare che il Salento, dal punto di vista linguistico, non comprende la città di Taranto (dove si parla il dialetto tarantino), né il resto della sua provincia ad ovest del capoluogo (dove si parla generalmente il dialetto pugliese), né il resto della provincia di Brindisi a nord di Ostuni (dove l'accento viene influenzato dal dialetto barese). Al di sopra di tali confini, la lingua può quindi essere definita generalmente "pugliese", appartenente alla tipologia "meridionale". Al di sotto invece, si parla il dialetto salentino, appartenente alla tipologia "meridionale estremo" e più simile alla lingua siciliana, in particolare al dialetto di Catania.

storia


Stazione balneare di grande richiamo, armoniosamente inserita nel tratto di costa che la ospita. Le cento e cento pieghe del litorale, dove ogni turista ha la possibilità di isolarsi e fare il bagno in pace, senza dividere il suo pezzo di spiaggia con una folla apocalittica, due ottime spiagge ai lati del porto, quella delle "fontanelle" e l'altra dei "marangi", il mare profondo quanto basta per goderne la trasparenza e i giochi di luce che vi ricama il sole, i ricchi fondali e gli scogli a portata di mano, fanno di San Foca un'oasi di benessere e di pace.

Le emozioni che San Foca può dare si possono leggere nei suoi mille volti, fatti di realtà storiche che si sono avvicendate nei secoli, nei profumi della vegetazione mediterranea, nella scenografia naturale di un mare limpidissimo e nelle sensazioni che la sua gente, fiera ed allegra, può trasmettere al turista che vi si reca; il loro sorriso, la loro ospitalità e la loro simpatia istintiva, esprime la consapevolezza della propria felice identità.

I nostri luoghi

San Foca


Torre Specchia Ruggeri è una Marina di Melendugno.
Qui la costa è frastagliata e mostra delle calette con piccole spiagge ed isolotti ricchi di colonie di ricci visibili ad occhio nudo.
E' un luogo di sosta provvisoria per i pesci da passeggio e per i pescatori, perchè qui Vi trovano tra le alghe, l'esca preferita di alcuni pesci, soprattutto del Sarago. Ad 1 Km. circa da Torre Specchia, abbiamo le "Oasi le Cesine".
Questo eccezionale complesso naturalistico si estende per circa 6 Km sulla fascia litoranea del Comune di Vernole , tra S.Cataldo e Torre Specchia, per un totale di 620 ettari.
Il nome CESINE , deriva da "CESINE o SEGINA" e cioè radura, terreno incolto; oppure dal latino "CAESUS" - taglio. Nel 1977 le Cesine sono incluse nell'elenco delle Zone Umide di Importanza Internazionale, secondo la Convenzione di RAMSAR ed un anno dopo nel 1978, viene costituita l'Oasi di protezione, che vieta ogni tipo di caccia sull'intera estensione.
Nel 1980, a Nord-Est, viene istituita una Riserva Naturale di popolamento animale, la cui gestione è affidata al WWF , con la supervisione del Corpo Forestale dello Stato. L'entrata nella Riserva è consentita solo per visite guidate a scopo didattiche. Nell'area interna dell'Oasi, abbiamo alcune specie di flora palustre, quali il Falasco Giglio acquatico, Orchidea acquatica e la rarissima Orchidea di Palude. Invece in riva al mare prevale, la Cannuccia di Palude, e la rarissima IPOMEA di Palude.
La presenza di specie animali è notevole come il Rospo smeraldino, la Raganella, il Tritone Crestato, il Tritone Italico. Tra i rettili abbiamo la testuggine d'acqua e la biscia d'acqua. Abbiamo anche uccelli di transito come le Anatre, Cormorani, Falchi di Palude, Albanella Reale, Falco Pescatore, Airone e altri trampolieri.

Torre Specchia


Otranto fu centro bizantino e gotico, poi normanno, svevo, angioino e aragonese. Nel 1480 fu espugnata dai Turchi, che fecero strage della popolazione durante la Battaglia di Otranto, uccidendo 800 otrantini e distruggendo anche il Monastero di San Nicola di Casole (poco a sud di Otranto). In tale monastero, i monaci basiliani avevano costituito la più vasta biblioteca dell'allora occidente oltre ad aver istituito la prima forma di college nella storia, che ospitava ragazzi provenienti da tutta Europa che si recavano a Otranto per studiare. Fu uno di questi monaci (Pantaleone) l'autore del monumentale mosaico pavimentale (il più grande in Europa) contenuto nella cattedrale. I Codici prodotti in questo monastero sono ora custoditi nelle migliori biblioteche d'Europa, da Parigi a Londra, da Berlino a Mosca.

Otranto




Il territorio di Cavallino fu abitato sin dall'età del bronzo. Fu un importante centro messapico, sorto su un precedente insediamento indigeno del X secolo a.C., il quale raggiunse il massimo splendore nel VI secolo a.C. con la costruzione di un imponente impianto urbanistico. La città messapica venne distrutta molto probabilmente dalle popolazioni greche di Taranto intorno al 470 a.C. Del periodo arcaico e messapico restano alcune significative testimonianze quali alcune specchie, le mura di recinzione della città e alcune tombe.

Dopo il dominio greco e romano, probabilmente durante il periodo bizantino si sviluppò il primo nucleo abitativo e assunse la denominazione di Cavallino. Infatti, i Basiliani, edificarono un cenobio attorno al quale si insediò un nucleo di abitanti e fu costruito un piccolo fortilizio. Una cripta al di sotto della Cappella della Madonna del Monte testimonia il periodo bizantino.

Notizie più certe abbiamo a partire dalla fine del XIII secolo. Infatti il feudo di Cavallino, appartenente alla Contea di Lecce, fu concesso nel 1291 a Pietro de Noha dal conte Ugo di Brienne. La famiglia de Noha lo possedette per alcune generazioni, finché nel 1447, alla morte di Luisa Mitia, che lo aveva ricevuto in dote dal padre Goffredo in occasione delle nozze con Luigi Castromediano (m. 1439), ne divenne barone Giovanni Antonio (1410-1481), figlio della coppia. Da questo momento la famiglia Castromediano ne mantenne il possesso quasi ininterrottamente per tre secoli e mezzo. Nel 1628 il feudo venne elevato da baronia a marchesato.

Cavallino




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